Perché molti ministri del Tesoro nel mondo sognano la pensione

I ministri delle Finanze del G20, che si incontreranno sabato nel West Sussex per preparare il summit di Londra del 2 aprile, sembrano una banda di “lame ducks”: anatre zoppe. Stati Uniti e Europa si fronteggeranno sulle priorità per uscire dalla crisi: Washington vuole un’altra serie di pacchetti di stimoli, rimandando a più tardi la regolamentazione del sistema finanziario per non irritare ulteriormente i mercati.
21 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:59
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Ma finora i bailout e i pacchetti di stimoli messi insieme dai grandi argentieri per rassicurare gli investitori e fronteggiare la recessione sono stati inconcludenti, spesso controproducenti rispetto alle forze del mercato. Negli ultimi sei mesi agli annunci politici – nazionali o globali – sono seguiti tracolli delle Borse, mentre il balzo di martedì è conseguenza di una piccola buona notizia che non c’entra con la politica: il ritorno ai profitti di Citigroup. Tra i ministri delle Finanze, alcuni si scusano per gli errori del passato, come il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling. Altri sono senza equipaggio su una nave alla deriva, come il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner. Lo spagnolo Pedro Solbes non vede l’ora di andare in pensione, il giapponese Shoichi Nakagawa si è dimesso (anche) per un bicchiere di troppo all’ultimo G7. Quasi tutti devono fare i conti con leader che li sovrastano.
Secondo Sir Gus O’Donnel, il più alto funzionario del governo di Gordon Brown, al dipartimento del Tesoro americano “non c’è nessuno” per preparare il G20. In parte è colpa della “assoluta follia” della transizione americana, che spinge l’Amministrazione a reclutare nuovi funzionari alla cieca. Geithner deve fronteggiare la peggiore recessione degli ultimi decenni quasi da solo: delle quindici posizioni chiave del Tesoro che richiedono una conferma del Senato, soltanto Stuart Levy, ereditato dall’Amministrazione Bush, è al lavoro ma si occupa di terrorismo. Geithner è stato attaccato da obamiani di ferro, come il premio Nobel Paul Krugman e Warren Buffett, e quando si parla della mente economica dell’Amministrazione Obama si fa riferimento a Lawrence Summers, capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, più che al ministro del Tesoro. Intanto il Saturday Night Live ha già inventato uno sketch in cui uno stralunato Geithner offre miliardi di dollari a chi telefona al numero verde in sovrimpressione e riesce a fornirgli qualche idea per uscire dalla crisi.
Datori di lavoro un po’ troppo ingombranti complicano la vita ai ministri delle Finanze di Francia e Germania. Christine Lagarde, che inizialmente era stata scelta da Nicolas Sarkozy per il suo background anglosassone e liberale, fatica a seguire il neonazionalismo economico del presidente francese. “Tra i due non corre buon sangue”, spiega al Foglio un eurodeputato dell’Ump. Al prossimo rimpasto di governo – probabilmente dopo le elezioni europee – Sarkozy potrebbe riaffidare l’Economia a Alain Juppé, che ieri ha proposto “una grande unione attorno al presidente per far fronte a una crisi maggiore”. In Germania la partenza del ministro dell’Economia Michael Glos, lungi dal rafforzare il responsabile delle Finanze Peer Steinbrück, ha dato ancor più autorità economica ad Angela Merkel. Ieri la cancelliera cristianodemocratica ha dovuto difendere il suo ministro socialdemocratico sulla possibile nazionalizzazione di Hypo Real Estate. Steinbrück è in conflitto con il presidente del suo partito, Franz Muentefering, perché “molto riservato” sugli aiuti di stato a Opel.
Nel Regno Unito, Alistair Darling ha ammesso “tensioni” con Brown che “istintivamente vuole fare di più, mentre l’istinto del Tesoro è di aspettare”. Nell’Europa dell’est, i ministri delle Finanze di Ungheria, Lettonia e Romania hanno le mani completamente legate dalle dure condizioni imposte dal Fondo monetario internazionale in cambio dei prestiti concessi per evitare la bancarotta. In Belgio Didier Reynders è finito dentro l’inchiesta parlamentare sul caso Fortis. In Spagna Pedro Solbes, sotto accusa per i dati economici troppo ottimisti forniti dal governo, ha detto di invidiare “gli ex ministri”, ma il premier José Luis Zapatero potrebbe mandarlo in pensione subito dopo il Vertice del G20.